O Capitano, mio Capitano!

Originariamente le parole erano magie e, ancor oggi, la parola ha conservato molto del suo antico potere magico. Con le parole un uomo può rendere felice l’altro o spingerlo alla disperazione, con le parole l’insegnante trasmette il suo sapere agli allievi, con le parole l’oratore trascina con sé l’uditorio e ne determina giudizi e le decisioni. Le parole suscitano affetti e sono il mezzo comune con il quale gli uomini si influenzano tra loro.

Sigmund Freud, Introduzione alla psicoanalisi

Eccola anche a me. Grazie a ilventoscrive. Cinque cose di me:

  1. Odio il mare.
  2. E odio l’Estate.
  3. Sono abbonato a Focus.
  4. Amo i giochi online (MMORPG, Browser game e altri)
  5. Ho uno stampo dei miei denti come soprammobile (abbastanza macabra come cosa, lo so.)

Chi sei?
Amore buongiorno
Quando ti levi di torno non vedo l’ora
che esci e non torni più
Il mio amore sei tu,
Sei la donna che voglio,
Vorrei dirti parole d’amore ma forse a parlare sei più brava tu, ti va un’altra GreyGoose?

Accendiamo un film porno?
Già ti vedo vestita di rosa, ti comprerò casa, sei tu la mia sposa
Ma scendi più giù, vieni a darmi il “Buongiorno”.

Cesare Cremonini, GreyGoose.

Il concetto di diritti umani è vecchio di duecento anni, ma ha conosciuto il suo periodo di maggior gloria a partire dalla seconda metà degli anni Settanta del nostro secolo. Fu in quegli anni che Aleksandr Solzenycin venne espulso dal suo paese e la sua figura insolita, ornata di barba e catene, ipnotizzò gli intellettuali occidentali, malati di desiderio per il grande destino che non era toccato a loro. Solo grazie a lui arrivarono a credere, con cinquant’anni di ritardo all’esistenza dei campi di concentramento nella Russia comunista, e persino i progressisti d’un tratto furono pronti ad ammettere che non era giusto imprigionare la gente per le sue idee. E trovarono anche una giustificazione eccellente per il loro nuovo atteggiamento: i comunisti russi avevano violato i diritti umani, proclamati solennemente dalla stessa Rivoluzione francese!

Così grazie a Solzenycin, i diritti umani trovarono nuovamente posto nel vocabolario dei nostri tempi; non conosco un solo politico che non parli dieci volte al giorno di “lotta per i diritti umani” o di “negazione dei diritti umani”. Tuttavia poiché in Occidente non esiste la minaccia dei campi di concentramento e si può scrivere tutto ciò che si vuole, la lotta per i diritti umani, via via che ha guadagnato popolarità, si è svuotata di qualsiasi contenuto concreto, ed è infine diventata una specie di atteggiamento generale di tutti nei confronti di tutto, una sorta di energia che trasforma qualsiasi desiderio dell’uomo in diritto. Il mondo è diventato un diritto dell’uomo e tutto è diventato un diritto: il desiderio d’amore un diritto all’amore, il desiderio di riposo un diritto al riposo, il desiderio di amicizia un diritto all’amicizia, il desiderio di guidare a velocità proibita un diritto a guidare a velocità proibita, il desiderio di felicità un diritto alla felicità.

Milan Kundera, L’Immortalità

*Sessione di D&D. Vediamo uno scarafaggio.*

Io: Hanno fatto l’Uomo Ragno, l’Uomo Pipistrello, ma non l’Uomo Scarafaggio. È ingiusto.

D: Beh, ci sono i Beatles.

Io: Ma mica sono dei supereroi.

D:  Per alcuni lo sono stati.

Il leone e la gazzella

  • Giacomo: Guarda cosa ho trovato sul parabrezza della macchina, leggi un po'!
  • Giovanni: "Ogni mattina in Africa, quando sorge il sole, una gazzella si sveglia, sa che dovrà correre più del leone o verrà uccisa. Ogni mattina in Africa, quando sorge il sole, un leone si sveglia e sa che dovrà correre più della gazzella, o morirà di fame. Ogni mattina in Africa non importa che tu sia un leone o una gazzella, l'importante è che cominci a correre."
  • Giacomo: Bella 'sta roba!
  • Aldo: È bellissima, non bella. E se io la dicessi in pubblico?
  • Giovanni: È un'idea, ma te la ricordi? Non è facile...
  • Aldo: Ma che ci vuole!
  • Giovanni: Va be', dai!
  • Giacomo: Forte 'st'idea!
  • Aldo: Eee... ehm... In... ehm... Dov'è il posto?
  • Giacomo e Giovanni: In Africa!
  • Aldo (davanti al pubblico): Ogni mattina, in Africa, quando sorge il sole... ehm... una gazzella muore…
  • Giovanni: No! Si sveglia!
  • Aldo: Una gazzella si sveglia già morta... perché non stava tanto bene il giorno prima, e allora... io mi sveglio già morta... perché devo prendere... voglio dire... così, cioè... chissà che cosa m'hanno dato da mangiare ieri... Vabbè, comunque qui c'è la prima parentesi che finisce, che poi c'è la seconda che si lega alla prima.. mi sembra. Allora, in Africa ogni mattina, quando sorge il sole, un leone si sveglia; appena si sveglia comincia a correre, per evitare di fare la fine della gazzella del giorno prima, solo che quando comincia a correre vede la gazzella morta il giorno prima e dice: “Ma che cosa corro a fare stamattina, la gazzella è già qua… e visto che ci sono... ci tira due smozzicate per mangiare... Intanto da lontano s’avvicinano la iena e lo sciacallo, che arrivano là e dicono: “Ma scusa leone, ma stamattina non si corre?” “No, perché c’è la gazzella…” “Miii, ci siamo allenati tutta la settimana! Io mi sono comprato anche la tutina nuova...”.
  • Però la morale, la morale, c'è una morale: non è importante che tu sia un armadillo o un pavone, l’importante è che se muori… me lo dici prima...

Sa, Johann,” disse Hemingway “accusano continuamente anche me. Invece di leggere i miei libri, ora scrivono libri su di me. Sul fatto che non amavo le mie mogli. Che non mi sono dedicato abbastanza a mio figlio. Che ho preso a schiaffi un critico. Che mentivo. Che non ero sincero. Che ero orgoglioso. Che ero macho. Che ho dichiarato di aver ricevuto duecentotrenta ferita, mentre erano solo duecentodieci. Che mi masturbavo. Che facevo arrabbiare la mamma”.

Questa è l’immortalità" disse Goethe. "L’immortalità è un eterno processo”. 

Se è un eterno processo, allora ci vuole un giudice come si deve. E non un’ottusa maestruncola con la bacchetta in mano”.

Una bacchetta in mano a una maestra ottusa, ecco cos’è l’eterno processo. Che altro immaginava, Ernest?”.

Non immaginavo niente. Speravo, almeno dopo la morte, di poter vivere in pace

"Lei ha fatto di tutto per essere immortale"

Sciocchezze. Ho scritto libri. Tutto qui”.

Appunto!" rise Goethe.

Io non niente contro l’immortalità dei miei libri. Li ho scritti in modo che nessuno potesse togliere una sola parola. Perchè resistessero a tutte le intemperie. Ma io personalmente, come uomo, come Ernest Hemingway, io dell’immortalità me ne infischio!”.

La capisco benissimo, Ernest. Ma doveva essere più cauto quando era vivo. Ormai è tardi”.

Più cauto. Allude alle mie vanterie! Lo so, quando ero giovane mi piaceva terribilmente darmi delle arie. Mi esibivo in società. Gioivo degli aneddoti che si raccontavano su di me. Ma mi creda, non ero un tale mostro da pensare nel frattempo all’immortalità! Quando un giorno ho capito che di questa si trattava, sono stato preso dal panico. Da quel momento ho dichiarato mille volte che la gente doveva lasciare in pace la mia vita. Ma più lo dichiaravo e peggio era. Sono andato a vivere a Cuba, per sparire dalla loro vista. Quando ho ricevuto il premio Nobel, ho rifiutato di andare a Stoccolma. Le dico, me ne infischiavo dell’immortalità e le dirò pure un’altra cosa: quando un giorno mi sono reso contro che mi stringeva tra le braccia, ne ho avuto terrore ancor più della morte. Un uomo può togliersi al vita. Ma non togliersi l’immortalità. Non appena l’immortalità ti ha fatto salire a bordo, non puoi più scendere e se ti spari, resti sul ponte insieme al tuo suicidio, ed è un orrore. Johann, un orrore. Giacevo morto sul ponte e intorno a me vedevo le mie quattro moglie, accovacciate, tutte quante occupate a scrivere tutto ciò che sapevano su di me, e dietro di loro c’era mio figlio e anche lui scriveva, e quella vecchia strega di Gertrude Stein era là a scrivere e tutti i miei amici erano là e raccontavano a voce alta tutte le indiscrezioni e le calunnie che avevano sempre sentito sul mio conto, e dietro di loro si accalcavano un centinaio di giornalisti con i microfoni, e un esercito di professori universitari sparsi per l’intera America classificava tutto, lo analizzava, lo esponeva e elaborava in articoli e libri”.