Tu non sai proprio che cosa sia l’amore”.

Agnes avanzò e prese il posto della sorella accanto al camino. Disse “Lo so benissimo che cos’è l’amore. In amore è più importante l’altro, colui che amiamo. Di questo si tratta e basta. E io mi chiedo che cosa significhi l’amore per chi non è in grado di vedere se stessa. In altre parole, che cosa intende con la parole amore una donna assolutamente egocentrica”.

“Chiedersi che cosa sia l’amore non ha alcun senso, cara sorella” disse Laura: “L’amore o l’hai vissuto o non l’hai vissuto. L’amore è l’amore, non c’è nient’altro da dire. Sono le ali che mi battono in petto e mi spingono ad azione che a te sembrano irragionevoli. Ed è proprio questo che a te non è mai accaduto. Tu hai detto che non so vedere me stessa. Ma io vedo te e ti vedo fino in fondo. Quando negli ultimi tempi mi assicuravi del tuo amore, sapevo che nella tua bocca questa parola non aveva alcun senso. Era solo una finta. Era solo un argomento per calmarmi. Per impedirmi di turbare la tua pace. Io ti conosco, sorella: tu hai vissuto tutta la vita dall’altra parte dell’amore. Completamente dall’altra parte. Oltre i confini dell’amore”.

Milan Kundera, L’Immortalità.

L’homo sentimentalis non può essere definito come un uomo che ha sentimenti (poiché tutti li abbiamo), ma come un uomo che ha innalzato i sentimenti a valori. Nell’istante in cui il sentimento viene considerato un valore, tutti vogliono averlo; e poiché tutti amiamo vantarci dei nostri valori, abbiamo la tendenza a ostentare i nostri sentimenti.

La trasformazione del sentimento in valore si verificò in Europa nel dodicesimo secolo: i trovatori che cantavano la loro immensa passione per un’amata e irraggiungibile dama apparivano a tutti quelli che li ascoltavano così meravigliosi e belli, che chiunque, seguendo il loro esempio, voleva apparire in preda a un qualche insopprimibile moto del cuore.

Nessuno ha rivelato l’homo sentimentalis con più acutezza di Cervantes. Don Chiscotte decide di amare una certa dama, di nome Dulcinea, sebbene la conosca appena (quando si tratta di vero amore, l’amato conta pochissimo). Nel capitolo venticinquesimo del primo libro, parte con Sancio per le montagne deserte, dove intende mostrargli la grandezza della sua passione.

[…]

Nella definizione di sentimento è compresa l’idea che esso nasca indipendentemente dalla nostra volontà. Nel momento in cui vogliamo sentire (decidiamo di sentire, come Don Chisciotte decise di amare Dulcinea), il sentimento non è più sentimento, ma l’imitazione di un sentimento, la sua rappresentazione. Il che si chiama comunemente isterismo. Perciò l’homo sentimentalis equivale in realtà all’homo hystericus.

Milan Kundera, L’Immortalità.

O Capitano, mio Capitano!

Originariamente le parole erano magie e, ancor oggi, la parola ha conservato molto del suo antico potere magico. Con le parole un uomo può rendere felice l’altro o spingerlo alla disperazione, con le parole l’insegnante trasmette il suo sapere agli allievi, con le parole l’oratore trascina con sé l’uditorio e ne determina giudizi e le decisioni. Le parole suscitano affetti e sono il mezzo comune con il quale gli uomini si influenzano tra loro.

Sigmund Freud, Introduzione alla psicoanalisi

Eccola anche a me. Grazie a ilventoscrive. Cinque cose di me:

  1. Odio il mare.
  2. E odio l’Estate.
  3. Sono abbonato a Focus.
  4. Amo i giochi online (MMORPG, Browser game e altri)
  5. Ho uno stampo dei miei denti come soprammobile (abbastanza macabra come cosa, lo so.)

Chi sei?
Amore buongiorno
Quando ti levi di torno non vedo l’ora
che esci e non torni più
Il mio amore sei tu,
Sei la donna che voglio,
Vorrei dirti parole d’amore ma forse a parlare sei più brava tu, ti va un’altra GreyGoose?

Accendiamo un film porno?
Già ti vedo vestita di rosa, ti comprerò casa, sei tu la mia sposa
Ma scendi più giù, vieni a darmi il “Buongiorno”.

Cesare Cremonini, GreyGoose.

Il concetto di diritti umani è vecchio di duecento anni, ma ha conosciuto il suo periodo di maggior gloria a partire dalla seconda metà degli anni Settanta del nostro secolo. Fu in quegli anni che Aleksandr Solzenycin venne espulso dal suo paese e la sua figura insolita, ornata di barba e catene, ipnotizzò gli intellettuali occidentali, malati di desiderio per il grande destino che non era toccato a loro. Solo grazie a lui arrivarono a credere, con cinquant’anni di ritardo all’esistenza dei campi di concentramento nella Russia comunista, e persino i progressisti d’un tratto furono pronti ad ammettere che non era giusto imprigionare la gente per le sue idee. E trovarono anche una giustificazione eccellente per il loro nuovo atteggiamento: i comunisti russi avevano violato i diritti umani, proclamati solennemente dalla stessa Rivoluzione francese!

Così grazie a Solzenycin, i diritti umani trovarono nuovamente posto nel vocabolario dei nostri tempi; non conosco un solo politico che non parli dieci volte al giorno di “lotta per i diritti umani” o di “negazione dei diritti umani”. Tuttavia poiché in Occidente non esiste la minaccia dei campi di concentramento e si può scrivere tutto ciò che si vuole, la lotta per i diritti umani, via via che ha guadagnato popolarità, si è svuotata di qualsiasi contenuto concreto, ed è infine diventata una specie di atteggiamento generale di tutti nei confronti di tutto, una sorta di energia che trasforma qualsiasi desiderio dell’uomo in diritto. Il mondo è diventato un diritto dell’uomo e tutto è diventato un diritto: il desiderio d’amore un diritto all’amore, il desiderio di riposo un diritto al riposo, il desiderio di amicizia un diritto all’amicizia, il desiderio di guidare a velocità proibita un diritto a guidare a velocità proibita, il desiderio di felicità un diritto alla felicità.

Milan Kundera, L’Immortalità

*Sessione di D&D. Vediamo uno scarafaggio.*

Io: Hanno fatto l’Uomo Ragno, l’Uomo Pipistrello, ma non l’Uomo Scarafaggio. È ingiusto.

D: Beh, ci sono i Beatles.

Io: Ma mica sono dei supereroi.

D:  Per alcuni lo sono stati.

Il leone e la gazzella

  • Giacomo: Guarda cosa ho trovato sul parabrezza della macchina, leggi un po'!
  • Giovanni: "Ogni mattina in Africa, quando sorge il sole, una gazzella si sveglia, sa che dovrà correre più del leone o verrà uccisa. Ogni mattina in Africa, quando sorge il sole, un leone si sveglia e sa che dovrà correre più della gazzella, o morirà di fame. Ogni mattina in Africa non importa che tu sia un leone o una gazzella, l'importante è che cominci a correre."
  • Giacomo: Bella 'sta roba!
  • Aldo: È bellissima, non bella. E se io la dicessi in pubblico?
  • Giovanni: È un'idea, ma te la ricordi? Non è facile...
  • Aldo: Ma che ci vuole!
  • Giovanni: Va be', dai!
  • Giacomo: Forte 'st'idea!
  • Aldo: Eee... ehm... In... ehm... Dov'è il posto?
  • Giacomo e Giovanni: In Africa!
  • Aldo (davanti al pubblico): Ogni mattina, in Africa, quando sorge il sole... ehm... una gazzella muore…
  • Giovanni: No! Si sveglia!
  • Aldo: Una gazzella si sveglia già morta... perché non stava tanto bene il giorno prima, e allora... io mi sveglio già morta... perché devo prendere... voglio dire... così, cioè... chissà che cosa m'hanno dato da mangiare ieri... Vabbè, comunque qui c'è la prima parentesi che finisce, che poi c'è la seconda che si lega alla prima.. mi sembra. Allora, in Africa ogni mattina, quando sorge il sole, un leone si sveglia; appena si sveglia comincia a correre, per evitare di fare la fine della gazzella del giorno prima, solo che quando comincia a correre vede la gazzella morta il giorno prima e dice: “Ma che cosa corro a fare stamattina, la gazzella è già qua… e visto che ci sono... ci tira due smozzicate per mangiare... Intanto da lontano s’avvicinano la iena e lo sciacallo, che arrivano là e dicono: “Ma scusa leone, ma stamattina non si corre?” “No, perché c’è la gazzella…” “Miii, ci siamo allenati tutta la settimana! Io mi sono comprato anche la tutina nuova...”.
  • Però la morale, la morale, c'è una morale: non è importante che tu sia un armadillo o un pavone, l’importante è che se muori… me lo dici prima...